Cos'è
Caro Paolo, il tuo nuovo libro si intitola L’arte di insegnare ovvero d’essere felici. Non è un titolo neutro. Che cosa significa, oggi, tenere insieme insegnamento e felicità?
Significa sottrarre l’insegnamento alla tentazione di ridurlo a pura procedura, restituendolo alla sua natura più alta: quella di un’arte che riguarda la vita. La felicità, in questo libro, non è un ornamento emotivo né una promessa consolatoria: è una postura interiore, una responsabilità etica. Insegnare non è trasferire contenuti, ma lasciare un segno. Incidere, nel bene o nel male, sull’identità dell’altro. E non si può avere davvero cura della libertà e della crescita di qualcuno se non si è disposti, prima, a lavorare sulla propria umanità. Un docente può essere competente, preparato, impeccabile. Ma se è infelice, difficilmente sarà fecondo.
Il libro non è un manuale didattico in senso stretto. Come lo definiresti?
È un attraversamento. Un testo di confine, volutamente indisciplinato, in cui autobiografia, riflessione pedagogica, interrogazione antropologica ed etica si intrecciano. Racconto storie non per nostalgia, ma perché la narrazione è un dispositivo di pensiero potentissimo: mostra ciò che accade quando l’educazione smette di essere astratta e diventa gesto incarnato. I Maestri che ho incontrato e gli alunni che ho avuto non sono esempi edificanti, ma luoghi di rivelazione.
Al centro del libro c’è la relazione educativa. In che senso?
Perché la relazione è il cuore dell’educare. Insegnare non significa riempire, ma aprire uno spazio. Il docente autentico non addestra, accompagna; non controlla, si espone; non occupa il centro, ma accetta di eclissarsi. La felicità, in questa prospettiva, non è un premio da raggiungere, ma una condizione necessaria: o c’è, o non c’è educazione vera.
Ricorre spesso l’immagine del docente come “maestro di domande”. Perché?
Perché la Scuola non è il luogo delle risposte preconfezionate, ma dell’inquietudine feconda. Il Maestro, con la M maiuscola, non è colui che sa tutto, ma chi sa abitare l’incertezza e renderla desiderabile. Educare alla libertà significa sottrarre l’allievo alla dipendenza, non creare discepoli, ma persone capaci di pensare, di scegliere, di stare nel mondo senza mappe già disegnate.
Nel tuo libro c’è una forte attenzione alla fatica del mestiere docente.
Sì, perché la Scuola che racconto non è idealizzata. È attraversata dalla solitudine della cattedra, dall’erosione simbolica dell’autorevolezza, dalla stanchezza emotiva. Ma proprio per questo resta uno spazio che può rimettere al mondo. Quando la società smarrisce i riferimenti, il docente non può permettersi di smarrire se stesso.
Giovedì 16 aprile il libro sarà presentato ad Andria. Che tipo di incontro sarà?
Non una semplice presentazione. Sarà un dialogo, nel senso più pieno e autentico del termine. A dialogare con me ci saranno Saverio Colasuonno e Luca Ribatti, che non sono soltanto ex alunni, ma anche coautori dell’introduzione del libro. La loro presenza racconta, meglio di qualsiasi discorso, che cosa può generare nel tempo una relazione educativa vera.
Ci saranno anche altri linguaggi in scena.
Sì, perché questo libro nasce per essere abitato, non solo discusso. Michela Diviccaro leggerà alcuni estratti, restituendo alla parola la sua densità incarnata, mentre Monica Bonavita accompagnerà l’incontro con il violino. La musica e la voce aprono varchi che il discorso razionale, da solo, non sempre riesce ad attraversare.
Puoi ricordarci i dettagli dell’evento?
Con piacere. La presentazione de L’arte di insegnare ovvero d’essere felici si terrà giovedì 16 aprile alle ore 18, ad Andria, presso la sede del CPIA BAT “Gino Strada”, in Viale dei Comuni di Puglia 4.
Sarà un incontro aperto, pensato non solo per chi insegna, ma per chi continua a credere che l’educazione sia uno dei luoghi decisivi in cui si gioca il destino dell’umano.
A chi senti di dire, in particolare, che questo libro è rivolto?
A chi insegna, certo. Ma anche a chi è stato educato, a chi educa senza saperlo, a chi non vuole rassegnarsi a una Scuola, con la S maiuscola, ridotta a dispositivo vuoto e opprimente. È un libro che non offre soluzioni, ma chiede una presa di posizione: su come stiamo nella relazione educativa e, più in profondità, nel mondo.
Progetti futuri?
Sogno di portare L’arte dentro le Scuole. Tante, tantissime Scuole. Di incontrare docenti e dirigenti scolastici, guardarli negli occhi, ascoltarne le fatiche e le speranze. Vorrei condividere con loro una visione insieme nuova e antica della Scuola: non un apparato, ma una fucina di umanità. E, per quanto possibile, non fermarci all’immaginazione, ma provare, insieme, a darle forma.
Nell’Appendice il lettore troverà pratiche laboratoriali pensate per aprire dialoghi reali e per avviare un confronto diretto. Io ci sarò. Risponderò. A tutti. Non è uno slogan: è una promessa.
Articolo su Odysseo.it
Destinatari
Comunità scolastica del CPIA BAT "Gino Strada"
Luogo
Viale dei Comuni di Puglia, 4 - Andria BT
Date e Orari
18:00
16
AprCosti
Evento Gratuito